Difendersi da un attacco terroristico: piccolo prontuario di C. BiffaniLettura: 12 min

In questi giorni siamo nell’aftermath dell’attacco terroristico di Parigi, un evento che ha smosso – come fece l’11/09 quattordici anni fa – molte coscienze sul delicato argomento “terrorismo“. Insomma, un po’ tutti ne hanno parlato, si è detto tutto e il contrario di tutto, come succede sempre in questi casi.

«Quot capita, tot sententiae»

– Detto latino

In questo mare di voci, autorevoli e non, mi è capitato, quasi per caso, di imbattermi non in una delle tante opinioni, ma in uno scritto che sarebbe stato incredibilmente utile (almeno potenzialmente) alle vittime del teatro Bataclan, in quella nefasta notte del 13 Novembre. Carlo Biffani, il CEO di Security Consulting Group (una struttura che si occupa della pianificazione e dello svolgimento di servizi che spaziano dalla sicurezza al business intelligence), ha redatto un articolo che ritengo sia un must da leggere, per chi è stato anche lontanamente colpito dai fatti accaduti.

In questo denso articolo, che ho scelto di riportare integralmente, Biffani spiega come sia fondamentale mantenere la calma, per quanto ovviamente possibile, e usare sempre la testa prima di fare qualsiasi cosa, spinti dall’emozione – la paura – che spesso “spegne” la nostra capacità riflessiva, per far spazio a scelte quasi casuali che si rivelano controproducenti.

Per comodità ho suddiviso l’articolo in paragrafi, accessibili rapidamente tramite questo piccolo indice ipertestuale.

Lo scenario e gli elementi caratterizzanti
Strategia difensiva
La scelta di un posto al bar
Sfruttare un riparo e fuggire
Comunicare in maniera corretta
Presa di ostaggi

Buona lettura.

Difendersi da un attacco terroristico:
un piccolo prontuario

di Carlo Biffani

Security Consulting Group

Prima di tutto cerchiamo di mettere bene a fuoco un concetto, di farlo nostro e di recitarlo come un mantra: mettersi in salvo è possibile e potete farcela.

Per quanto determinati e feroci, i terroristi di Daesh sono tutt’altro che dei perfetti guerrieri super addestrati come molti fra noi sono portati a credere.

Sapere che il nemico non è né imbattibile né tantomeno infallibile e che durante gli attacchi commette errori che possiamo sfruttare a nostro vantaggio, può essere determinate per chi come noi è costretto a “giocare in difesa” in quanto nella maggior parte dei casi è disarmato, non ha una formazione tattica ed avrà da combattere strenuamente con la paura, l’ansia ed in qualche caso con il panico, visto che sarà stato colto di sorpresa mentre teneva la guardia bassa ed era impegnato in attività quotidiane che mai avrebbe immaginato, lo avrebbero potuto esporre al rischio di trovarsi sulla linea di fuoco di un terrorista armato di un fucile da assalto.

La paura e l’ansia arriveranno, ma se avrete una strategia e saprete come comportarvi, potrete farle tacere.

Lo scenario e gli elementi caratterizzanti

Esaminando i filmati degli attacchi portati a termine quest’anno a Parigi, non si può non rilevare come costoro, per quanto feroci e determinati, siano ad un livello davvero poco più che elementare in termini di tattica e tecnica militare. Intendiamoci, sanno fare fin troppo bene il “lavoro di uccidere” ma in alcuni fondamentali passaggi, lasciano spazio alla organizzazione di una difesa attuabile anche da parte del semplice cittadino. Se fossero stati dotati di un reale addestramento si sarebbero fatti esplodere in mezzo alla gente fuori dallo stadio, nelle fasi di afflusso o deflusso. Se fossero stati dei tiratori davvero addestrati, considerando il tempo che hanno avuto a disposizione prima di essere bloccati o di farsi saltare in aria, data la tipologia di armi utilizzate ed il quantitativo di munizioni, conteremmo un numero di vittime almeno doppio. Invece sono, fortunatamente per noi, anche se parlare di fortuna in casi simili può davvero suonare beffardo, solo dei pagliacci che si atteggiano a guerrieri. Pericolosi, feroci, ma squallide e grottesche controfigure di quello che vorrebbero farci credere di essere. Mostri di ferocia imbottiti di droga, che riescono a seminare il terrore unicamente confrontandosi con civili disarmati, ed è arrivato il momento di spiegare ai civili disarmati, come provare a difendersi.

Elementi caratterizzanti: gli assalitori arrivano ed iniziano a fare fuoco spesso con un approccio tattico di “saturazione” ovvero mirando i loro bersagli senza troppa accuratezza, sparando molti colpi e cercando di colpire quante più persone possibile. Usano i loro AK in modalità Full Auto ovvero “a raffica” proprio per colpire il maggior numero di persone oltre che per seminare terrore e per spaventarci ed imporsi. Così facendo, sono però costretti ad andare in azione portando con loro un gran numero di caricatori e nei cambi di serbatoio sono, stando a quanto si è visto, spesso lenti ed impacciati oltre che un poco rallentati nei movimenti. La lentezza nello svolgere queste operazioni, come anche l’impreparazione nel risolvere inceppamenti e malfunzionamenti come evidenziato anche nel filmato pubblicato dal Daily Mirror qualche giorno fa e riferito all’attacco ad uno dei bar di Parigi, possono dare modo a chi è sotto il fuoco di utilizzare a proprio vantaggio il tempo necessario ad allontanarsi, a sfruttare un riparo od a sceglierne uno migliore.

Strategia difensiva

Bisognerà iniziare a costruire una propria strategia difensiva immaginando scenari e cercando di operare scelte sulla base del tipo di minaccia che prevediamo potrebbe concretizzarsi. Inizialmente può apparire come un’impresa irrealizzabile, un compito per iniziati. Ma cominciando dalle cose semplici, quasi per gioco, ci ritroverà presto ad interagire con l’ambiente in maniera consapevole.

La scelta di un posto al bar od al ristorante

Scegliendo un tavolo in un bar od al ristorante bisognerebbe individuarne uno dal quale si gode di un buon punto di osservazione, ancora meglio se all’interno od ai piani superiori e vicino ad altre via di fuga, come un ingresso posteriore, l’accesso ad un sottoscala od a piani superiori. Poter contare su più opzioni preventivamente valutate, quali fuggire, o nascondersi, anziché dover decidere sul momento è assolutamente essenziale.

Il tempo è il fattore determinante e quello che ho a disposizione per attuare la mia strategia difensiva dipende da quando mi accorgerò del palesarsi della minaccia. Poter contare su qualche decina di secondi prima che i terroristi arrivino dove mi trovo, può darci modo di mettere in atto la nostra strategia. Accorgersi con un pò di anticipo di quanto sta per accadere o dell’inizio di una situazione di questo tipo, significa avere ottime possibilità di giocarsela.

Comprendo perfettamente come possa risultare impossibile da attuare, alla stragrande maggioranza di noi, l’idea di scegliere un locale, od un tavolo, sulla base di quale sia il mio vantaggio tattico in caso di attacchi terroristici. Ritengo sia arrivato il momento di iniziare a prendere in considerazione anche questo tipo di approccio, che non potrà diventare patrimonio condiviso nel volgere di qualche mese, ma che dovremmo tutti iniziare a fare nostro, prima possibile.

Vedere per tempo, accorgendosi di quanto sta iniziando ad accadere è fondamentale.

Se sono ad un piano superiore e li vedrò arrivare, perché avrò scelto un posto che mi consenta di guardare cosa accade sulla principale via di accesso, sarò avvantaggiato rispetto a chi è più vicino alla fonte della minaccia e si accorgerà del problema solo quando si troverà sotto il fuoco degli assalitori.

Prima di tutto, qualora ci si trovasse malauguratamente a vivere una situazione di questo tipo, sarà indispensabile subito dopo essersi messi al riparo, prendersi un attimo per osservare e valutare quanto sta accadendo.

Continuare a pensare è determinante perché consente di operare una scelta sensata, dettata da una strategia ragionata e non dall’emotività e riduce di gran lunga lo spazio che nella nostra mente si vanno guadagnando l’emotività e la paura. Dovete costringervi a pensare che potete trovare una soluzione, che fra pochissimo le forze di sicurezza verranno a contrastarli e che siete nella vostra città, nel vostro Paese e non in un teatro di guerra e che tutto andrà a finire bene.

Sfruttare un riparo e fuggire

La prima cosa da fare è ridurre la propria sagoma e provare a trovare riparo dietro oggetti di una certa consistenza, partendo da una considerazione. Le armi ed il munizionamento utilizzato dai terroristi, sono particolarmente performanti ed in grado di perforare, mantenendo immutato il loro potere letale, oggetti di poca o media consistenza come pareti di cartongesso o poco solide, lamiere di automobili, o cartelli pubblicitari, i vetri delle finestre od i lunotti delle automobili. La tipologia di armi che utilizzano, oltre che consentire loro di esprimere un enorme volume di fuoco, gli permette anche di colpire un bersaglio a centinaia di metri, quindi non smettete di considerarvi a rischio anche se vi trovate, ad esempio, alla distanza di quattro o più lampioni della luce dalla fonte di fuoco (la distanza tra un lampione e l’altro è in genere di 20 metri). Fioriere di cemento, le autovetture all’altezza delle ruote e del vano motore, i muretti di contenimento, possono rappresentare un riparo molto più consistente di altri.

Bisognerà cercare di muoversi se si è costretti a farlo perché il riparo scelto nello spostamento precedente non è sufficientemente sicuro o si ha la possibilità di farlo per migliorare la condizione di protezione nella quale ci si trova, in sincronia con le pause nella azione a fuoco esercitata dagli assalitori osservando se possibile quello che fanno. Se ci danno le spalle possiamo provare ad approfittarne, perché potremmo forse non avere altre occasioni per muoverci. Gli spostamenti che farò dovranno essere se possibile brevi, procedendo in modo da guadagnare un riparo senza poi uscire dallo stesso lato utilizzato per ripararmici.

Non bisognerà senza correre mai in linea retta o almeno evitare di farlo per lunghi tratti. Meglio sarebbe fare piccoli sbalzi cercando di guadagnare ripari ogni volta più performanti ed evitando di stare sulla stessa linea per periodi di tempo prolungati. Sarà importante sapere che un tiratore di medio livello, impiega comunque qualche secondo per brandeggiare l’arma, inquadrare il bersaglio, traguardare tacca di mira e mirino e fare fuoco, quindi procedere a zig zag, come fa la lepre che fugge in campo aperto, offre molte più possibilità di salvezza.

Se mi trovassi in un ambiente chiuso, come in un centro commerciale od una stazione della metro, devo scegliere con attenzione sia i ripari che le possibili vie di fuga. Se consentito cercherò scampo sempre scegliendo spazi più ampi ed eviterò di infilarmi nella calca, che è già di suo molto pericolosa.
Dovrò sempre tenere in considerazione la possibilità che ci si possa trovare in una situazione di attacchi multipli, quindi nel fuggire da dove mi trovo, dovrò cercare di individuare un percorso che mi garantisca minori rischi. Una strada sufficientemente larga. Una via di fuga lungo la quale penso non possano essere nascosti altri ordigni. Una direzione lungo la quale io possa rapidamente voltare e trovarmi a non percorrere un tratto rettilineo troppo a lungo.

Comunicare in maniera corretta con le persone che si hanno vicino è determinante

Essere portatori di relativa calma e di soluzioni, anche semplici e facilmente attuabili, può davvero fare la differenza, come anche conoscere gli elementi di base di primo soccorso.

Nel comunicare con le persone insieme alle quali mi trovavo al momento dell’attacco, che potrebbero anche trovarsi distanti od essersi attardate, eviterò di assumere atteggiamenti che possano aggiungere ansia ad una situazione che di suo sarà già drammatica e traumatizzante. Cercare di suggerire comportamenti ed azioni di semplice attuazione, come consigliare di stare bassi ed immobili ed indicare a gesti la direzione nella quale correre nel prossimo balzo in avanti. Urlare, a meno che non si renda necessario per via del rumore prodotto dalle armi, potrebbe sortire effetti contrari a quelli sperati ed aggiungere una pericolosa dose di ansia.

Presa di ostaggi

Se siete rimasti vittime di un sequestro di gruppo all’interno di un ambiente, individuate rapidamente un posto nel quale potervi nascondere e non provate mai a combattere, meno che meno nei momenti iniziali dell’attacco, a meno che non possiate essere certi di poter eleminare gli assalitori definitivamente e repentinamente. Nelle fasi iniziali dell’attacco, i livelli di aggressività e di determinazione degli assalitori sono al massimo della loro espressione ed ogni attività interpretata come potenzialmente ostile sarà punita con estrema determinazione e ferocia. Cercate di capire quanti sono gli assalitori e di imparare dove sono posizionati rispetto a voi, chi li comanda e come sono armati e vestiti. Se vi troverete nella condizione di potervi nascondere e di poter chiamare i soccorsi, dovrete sapergli dire quanti assalitori avete visto, dove si trovano all’interno della struttura e quante persone pensate stiano tenendo sotto la minaccia delle armi e dovete saperli descrivere.

Se vi doveste trovare al centro della scena di una azione di liberazione da parte di forze amiche, non consideratevi in salvo fintanto che gli uomini delle Forze Speciali non vi autorizzino a muovervi ed a farvi riconoscere. Esistono poche situazioni al mondo pericolose tanto quanto può esserlo essere attori involontari del blitz delle Forze Speciali per la liberazione di ostaggi e sarà bene non considerare noi stessi al sicuro fino a quando non sarà tutto davvero finito. Trovatevi un riparo e se non ne aveste, restate immobili in posizione fetale con le mani bene in vista. Tutto finirà bene nel volgere di pochi attimi. Dovete continuare a ripetervelo ed a pensare che finalmente qualcuno sta provvedendo a salvarvi. Ascoltate le disposizioni che gli uomini dell’aliquota giunta in soccorso vi gridano. Non muovetevi in maniera brusca o scomposta.

Se in qualcuna delle fasi dell’attacco o del sequestro, doveste rimanere feriti, cercate di tamponare la fuoriuscita di sangue e restate nascosti dietro il riparo che vi siete trovati. Sappiate che il nostro organismo è una macchina in grado di resistere a sollecitazioni, minacce e ferite, meglio di quanto possiate immaginare. Ci sono decine di casi che testimoniano di vittime di attacchi, che pur se rimasti feriti da colpi di arma da fuoco, hanno continuato a correre ed a fuggire a lungo, mettendosi in salvo, per poi accorgersi solo quando si trovavano al sicuro, di essere stati colpiti.

Pensate sempre a risolvere un problema alla volta.

Voi potete fare la differenza e sopravviverete.

Carlo Biffani

Cardux
Mi chiamo Massimo, sono nato nel 1989 e scrivo sul mio sito dal 2008. Cosa ho imparato in questi anni online? Che non si smette mai di imparare...